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Rai/ Anche le Paralimpiadi sul web, da domani uno speciale Rainet

 
Online 6 canali che permettono di seguire dal vivo competizioni

Roma, 5 set. (Apcom) - La Rai punta sul web anche per le Paralimpiadi con lo speciale www.paralimpiadi.rai.it, una web tv che da domani seguirà le gare dell'evento sportivo.

Da domani al 17 settembre saranno on line sei canali video con audio e grafica internazionale che permetteranno di seguire dal vivo le competizioni trasmesse dai singoli campi di gara. Gli utenti potranno inoltre seguire tutta l'offerta Rai prevista per l'evento di Pechino: dalla cerimonia di apertura nel pomeriggio di domani trasmessa su RaiTre alle 4 ore di diretta al giorno di RaiSport Più; dagli highlight alle clip video on demand prodotte da RaiSport; dalla rubrica "Paralympic Games" in onda su RaiDue tutti i giorni (30' circa) fino allo Speciale con statistiche, medagliere e numeri della manifestazione.

"Con le Paralimpiadi la Rai conferma un'offerta web che punta sulle grandi kermesse sportive: un impegno già premiato con il boom di richieste in occasione delle Olimpiadi di Pechino. Durante i Giochi - ha commentato l'amministratore delegato di RaiNet, Piero Gaffuri - il portale RaiSport/RaiNet ha registrato quasi la metà dell'intero traffico dell'internet Rai: 34 milioni di pagine viste, con 13,5 milioni di richieste per i video delle dirette e oltre un milione per quelli on demand".

Fonte: http://notizie.alice.it/notizie/spettacoli/tv/2008/09_settembre/05/rai_anche_le_paralimpiadi_sul_web_da_domani_uno_speciale_rainet,15959944.html

Staminali: trapianto per cura SMA

 
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ROMA - Un trapianto di cellule staminali neurali potrebbe essere la cura per l'atrofia muscolare spinale, la seconda malattia genetica piu' comune. Lo afferma uno studio dell'Universita' di Milano.

La malattia, a decorso letale, e' caratterizzata da degenerazione dei motoneuroni del midollo spinale cui consegue atrofia e debolezza dei muscoli del tronco e degli arti. L'incidenza e' di un caso ogni 6.000-8.000 nuovi nati e si stima che almeno una persona su 35-50 sia portatore del gene malato.
 

I freni all'utilizzo delle cellule staminali stanno man mano sparendo

 
di Jean-Yves Nau
 
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L'estate 2008 sara' marcata da una serie di pubblicazioni scientifiche, spesso spettacolari, che sottolineano la padronanza crescente in quanto a reperimento e coltura di cellule staminali umane. Significa allora che siamo vicini al momento in cui queste cellule rigeneratrici permetteranno di curare malattie oggi insanabili?
"Spesso si dimentica che le cellule staminali adulte vengono utilizzate in pratica gia' da trent'anni con il trapianto di midollo, in ambito delle leucemie e delle aplasie", ricorda Herve' Chneiweiss, direttore del laboratorio Plasticite' gliale (ospedali Inserm Sainte-Anne e Broca di Parigi) e redattore capo di Medecine/Sciences. "Oggi i saggi clinici condotti con le cellule staminali adulte progenitrici muscolari cominciano a dare risultati promettenti nel trattamento dell'incontinenza urinaria e dell'insufficienza cardiaca. Ma siamo confrontati a problemi di accessibilita' alle altre cellule staminali adulte e alla difficolta' di amplificarle, cio' che limita le prospettive del loro impiego". Di qui l'idea di ricorrere alle cellule staminali embrionali. Nel loro caso, un primo ostacolo e' stato superato: ormai si sa come coltivarle senza dover ricorrere a cellule o a sieri d'origine animale, elementi che impediscono la possibilita' d'impiegarle sull'uomo. "Per ora siamo confrontati a due tipi di difficolta'", riassume Herve' Chneiweiss. La prima e' quella della tolleranza immunitaria delle cellule da parte dell'organismo fruitore. La seconda e' la gestione della differenziazione di queste cellule verso un tipo di cellule specializzate e la stabilita' in vivo delle caratteristiche ottenute. Bisogna che "queste cellule non muoiano, ne' che si trasformino o che provochino un tumore. Siamo al punto di sapere quali saranno i migliori modelli animali su cui sperimentare questi criteri al di fuori della provetta di coltura. Sul tavolo c'e' anche la questione, per varie ragioni metodologiche, di un passaggio diretto a esperimenti sull'uomo".
Modelli in vitro
Da qualche tempo c'e' da tenere conto anche delle virtu' delle cellule staminali dette "pluripotenti indotte" (iPS) che si ottengono partendo da semplici cellule della pelle riprogrammate con numerosi geni estranei. "E' la messa a punto di questa tecnica che spiega la recente moltiplicazione di pubblicazioni in questo campo", osserva Marc Peschanski (Istem, Genethon), che dirige una delle piu' importanti equipe francesi del settore. "Tutti i laboratori specializzati hanno scelto di sviluppare questa tecnica messa a punto recentemente da Shinya Yamanaka (Universita' di Kyoto). Il procedimento, che e' brevettato, e' sorprendentemente semplice da attuare". Generalmente si riteneva che le cellule staminali indotte fossero incompatibili con l'uso terapeutico a causa dei rischi cancerogeni legati ai geni utilizzati per crearli. Ora, per Marc Peschanski, tutto fa prevedere che l'ostacolo possa essere presto rimosso. "Sono in corso numerose ricerche che mirano a sostituire questi geni con le proteine corrispondenti, che consentirebbero di produrre gli stessi effetti senza averne gli inconvenienti", spiega. "In ogni caso, la produzione di cellule iPS fa gia' d'intravedere molteplici applicazioni molto concrete". Si trattera' di produrre, in vitro, dei modelli cellulari e tessutali, normali o patologici, che offrano nuove possibilita' di ricerca medica e farmacologica. Le cellule iPS potrebbero anche aiutare a costruire protocolli di valutazione del rischio tossicologico sia di farmaci sia di prodotti cosmetici. 
Infine, la questione si porra' in termini di utilizzo all'interno della medicina rigenerativa, e dunque si trattera' di vedere se le iPs presentino piu' o meno vantaggi rispetto alle cellule embrionali umane. 

Tratto da Le Monde, traduzione di Rosa a Marca
 

ReWalk

 

"ReWalk": una speranza per i disabili

Uno scheletro meccanico potrebbe far camminare milioni di paraplegici. In vendita dal 2010 a 20.000 dollari

 

MILANO - Il sogno di poter camminare potrebbe presto avverarsi per milioni di disabili grazie ad un esoscheletro telecomandato per paralitici inventato in Israele e presentato ora al pubblico. Il giovane paralitico da 20 anni, Radi Kaiof, riesce oggi a camminare grazie a «ReWalk», l'esoscheletro della società hight tech israeliana «Argo Medical Technologies».

REWALK - Il macchinario telecomandato è fornito di motori elettrici posizionati nei giunti, batterie ricaricabili, una serie di sensori e un sistema di controllo computerizzato. Il disabile è in grado di salire e scendere le scale, alzarsi, sedersi e camminare - il tutto senza grandi difficoltà. La tuta aderisce perfettamente al corpo per percepire i movimenti del busto che attivano e mantengono la camminata. Chi la indossa però è ancora costretto all'utilizzo di stampelle per mantenere stabilità ed equilibrio. Il sistema, in pratica, consiste in una gamba motorizzata, con dei sensori da applicare sul corpo e una scatola di controllo computerizzata.

SPERIMENTAZIONE - Il prototipo è tuttora in fase di sperimentazione presso due centri di recupero disabili in Israele e negli USA. Ironicamente l'uomo a cui si deve questa brillante tecnologia, non può beneficiare della propria invenzione: l'ingegnere Amit Goffer è infatti quadriplegico a causa di un incidente e possiede solo un parziale uso delle mani, non sufficiente per manovrare «ReWalk». La tecnologia è un «grande passo in avanti», dice orgoglioso l'inventore. «Il beneficio più grande di questo macchinario è la riconquista della dignità e dell'autostima. Molti non se ne rendono conto, ma crescere su una sedia a rotelle non è affatto facile - questa è una vera rivoluzione», dice Goffer. Il prodotto sarà in vendita dal 2010 e costerà circa 20.000 dollari.

Elmar Burchia
27 agosto 2008

Fonte: http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/08_agosto_27/rewalk_paraplegici_259d359c-7431-11dd-97d8-00144f02aabc.shtml

Ancora una proposta per disciplinare l'uso del contrassegno disabilità

 
E' quella del deputato Osvaldo Napoli (Pdl) e punta a introdurre nel nostro ordinamento disposizioni più severe in merito alla concessione impropria del contrassegno e alle sanzioni conseguenti a un uso scorretto
 
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ROMA - Punta a razionalizzare l'utilizzo del contrassegno di disabilità per i mezzi di trasporto, la proposta di legge a firma di Osvaldo Napoli (Pdl), assegnata all'esame della commissione Trasporti. E lo fa cercando di introdurre nel nostro ordinamento disposizioni più puntuali in merito alla concessione impropria del contrassegno e alle sanzioni conseguenti a un uso scorretto. Per Napoli si tratta quindi di una "soluzione culturale" oltre che tecnica. Con l'intervento legislativo si punta inoltre colmare una lacuna della normativa vigente in materia dalla quale derivano alle persone disabili notevoli difficoltà: è prevista, infatti, l'istituzione di un contrassegno secondo un modello conforme alle indicazioni contenute nella raccomandazione 98/376/CE del Consiglio, del 4 giugno 1998, e successive modificazioni, in modo da scongiurare - nel caso la persona disabile si trovi a viaggiare negli Stati membri dell'Unione europea con la propria auto - spiacevoli fraintendimenti ed evitare così ulteriori disagi. (dp)

Clicca qui per leggere il testo della proposta  

Fonte: http://www.superabile.it/CANALI_TEMATICI/Superabilex/Dossier/info-1228044746.html

Sintesi della visita presso il laboratorio del dott. Stephen Davies – 25 luglio 2008

 

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Venerdì 25 luglio mio marito Colin ed io abbiamo accettato l’invito da parte del dott. Davies a visitare il suo laboratorio presso l’Università di Colorado – Denver. Abbiamo avuto modo di conoscere Davies piuttosto bene negli ultimi cinque anni per la sua cortese partecipazione al progetto “Working 2 Walk”. Tutte le primavere, a Washingoton D.C. Davies ha presentato la sua ricerca ai partecipanti al suddetto progetto intervenendo durante un incontro del Congresso a Capitol Hill e incontrando alcuni Senatori e Parlamentari sul tema “Rapidi progressi nella ricerca sulla paralisi”.  Conoscendo questi ed altri documenti relativi alla ricerca condotta da Davies nel suo laboratorio, sapevamo che non saremmo rimasti delusi della visita a Denver.

Alle 9.15 del mattino Davies e sua moglie / ricercatrice partner, dott.ssa Jeannette Davies, ci ha incontrato presso il nostro hotel ed accompagnato presso l’Università del Colorado Anschutz Medical Center di Aurora. Arrivati presso il centro medico,  Jeannette ci ha condotto per un breve tour del campus prima di incontrare Davies nel suo laboratorio sito al nono piano in una delle palazzine dedicate alla ricerca. Dal piccolo ufficio di Davies si intravedono le Montagne Rocciose e la città di Denver. E’ qui che abbiamo trascorso le successive 8 ore (anche se sono sembrati solo venti minuti..).

Abbiamo parlato di molti argomenti come l’anatomia di base del midollo spinale, il processo di lesione dalla fase acuta a quelle cronica, la ricerca degli scorsi anni in questo campo, come si è giunti alle nuove scoperte, dati e risultati pubblicati e non, piani di studio per lesioni acute e croniche ed avanzamento dei testi clinici. Per meglio comprendere la scienza che sta alla base delle nuove terapie ideate dal laboratorio di Davies, procediamo ad una veloce panoramica dell’anatomia del midollo spinale e dei concetti sulla riparazione in seguito a SCI che riguardano la rigenerazione delle connessioni funzionali.

 

Premessa

 

Le fibre nervose del midollo spinale sono chiamate assoni. Gli assoni sensori conducono informazioni sensoriali al cervello per via ascendente attraverso il midollo spinale mentre gli assoni motori, che controllano il movimento, lo percorrono per via discendente. Questi differenti tipi di assoni sono all’interno di differenti tratti di materia bianca che corrono verso l’alto ed il basso del midollo spinale e circondano la materia grigia dove risiedono i neuroni del midollo spinale. La maggior parte degli assoni all’interno dei percorsi della materia bianca instaurano connessioni inviando verso l’esterno una sorta di “bracci” collaterali che si allacciano ai neuroni siti nella materia grigia. Alcuni assoni hanno però terminazioni che in effetti non si collegano a nulla come gli assoni del tratto cortico-spinale che controllano alcuni movimenti specifici della mano   

In seguito a lesione traumatica del midollo spinale, il corpo si affretta a procedere alla riparazione. Tuttavia, se la lesione è sufficientemente ampia, il corpo, anziché guarirla, forma un tessuto cicatriziale come mezzo per prevenire infezioni. Il tessuto cicatriziale del midollo spinale lesionato contiene cellule che invadono il sito della lesione dall’esterno del midollo come i fibroplasti e le cellule di Schwann ma anche cellule come gli astrociti che, insieme alle molecole secrete (per esempio CSPGs), formano un contesto inibitorio attraverso il quale gli assoni sono incapaci di crescere. Le terminazioni recise degli assoni tentano di rigenerarsi ma spesso prendono la forma di un amo e si fermano. Sono quindi incapaci di riconnettersi con i precedenti obiettivi al di là del sito della lesione al fine di formare nuove connessioni funzionali.  Le terminazioni “malformate” sono anche chiamate distrofiche e persistono sul sito della lesione per molti anni.

Nel tentativo di rigenerarsi,  le terminazioni degli assoni recise sul sito della lesione devono quindi crescere attraverso o intorno il tessuto cicatriziale per poi rientrare e crescere nella materia bianca piena di inibitori della mielina.

 

 

Essendo cresciute all’interno della materia bianca, devono inviare verso l’esterno i “bracci collaterali” che devono a loro volta entrare nella material grigia piena però di fattori inibitori di crescita assonale CSPGs (molti dei quali presenti nella cicatrice) la cui funzione nella materia grigia è di stabilizzate le connessioni esistenti.

Nuove formazioni collaterali da parte degli assoni “scompagnati” sopravvissuti alla lesione svolgono un ruolo importante nel recupero della funzione ma anche loro vengono contrastati da fattori inibitori presenti sia nella materia bianca che grigia.

 

Nuove terapie nella SCI

Esistono due terapie complementari nel favorire la riparazione della SCI che sono state sviluppate nel laboratorio di Davies. Una linea di ricerca è focalizzata sul contrastare il tessuto cicatriziale ed i fattori di inibizione nell’ambito del midollo spinale lesionato grazie ad una molecola chiamata Decorin L’altra linea di ricerca è concentrata nell’ideare il corretto tipo di cellule di supporto tramite la tecnologia delle staminali in grado di fare da “ponte” tra le estremità del midollo lesionato.

 

Decorin

Il Decorin è un soppressore naturalmente presente nella formazione della cicatrice che è riscontrabile in tutto il corpo, incluso il midollo spinale. Sfortunatamente la produzione di decorin da parte del midollo spinale crolla in seguito a lesione grave di quest’ultimo. Il laboratorio di Davis ha in precedenza dimostrato che la somministrazione di decorin può contrastare la formazione del tessuto cicatriziale ed i connessi fattori di inibizione fino al 90% in lesione in fase acuta. Ciò consente agli assoni sensori di attraversare la lesione in soli 4 giorni. Il decorin è anche in grado di far produrre al midollo lesionato un enzima chiamato Plasmin che riesce ad osteggiare la cicatrice ed attivare dei fattori di crescita chiamati neurotrofine. Il concetto di riuscire a contrastare il tessuto cicatriziale è particolarmente rilevante nelle lesioni croniche dove vi sono indicazioni che il processo di cicatrizzazione si possa estendere anche al di là del sito della lesione.

Un nuovo studio di Davies dimostra tuttavia che oltre “abbattere gli ostacoli” presenti nel tessuto cicatriziale  del midollo spianale, il decorin può anche effettivamente sottrarre gli assoni agli effetti sia dei fattori inibitori CSPGs (presenti nella cicatrice e nella materia grigia) che degli inibitori associati alla mielina (presenti nella materia bianca).

Il trattamento con decorin di neuroni sensori adulti in tessuto di cultura ha evidenziato un crescita assonale di 14 volte superiore, anche in presenza di livelli molto alti di fattori inibitori. Questo risultato ha implicazioni molto importanti non solo per favorire la crescita degli assoni attraverso il tessuto cicatriziale ma anche nel sollecitare la crescita assonale e dei “bracci collaterali” nella materia bianca e nella materia grigia al di là della lesione sia in fase acuta che cronica.

Visto che il dcorin normalmente prodotto dal corpo è facilmente tollerato, anche ad alte dosi, la tecnica di Davies è di somministrare la molecola nel sito della lesione utilizzando un sistema di infusione a pompetta appositamente utilizzato sul midollo spinale del ratto. Davies sostiene che già esiste una metodologia similare approvata dalla FDA per il midollo spinale umano che potrebbe essere adottato per la somministrazione del decorin. Cosa importante, inoltre, la GMP (Good Manufacturing Practices) ha valutato il decorin adatto per l’uso sull’uomo.

 

GDAs (astrociti derivati da precursori gliali)

E’ stato valutato che la grande maggioranza (70%) delle cellule del midollo spinale umano sono cellule di supporto chiamate astrociti (cellule star). Tra le varie funzioni attribuite agli astrociti nell’ambito del sistema nervoso vi è quella di supportare la crescita degli assoni lontano dal sito della lesione e stabilizzare le connessioni degli assoni ai neuroni nella materia grigia. Sono tuttavia anche conosciuti per formare tessuto cicatriziale inibitorio e prendere parte al dolore neuropatico in seguito a SCI.

Al momento relativamente poco si sa circa l’esistenza dei differenti tipi di astrociti e se questi differenti tipi svolgono altrettante differenti funzioni in caso di midollo spinale lesionato.

Adottando un’innovativa tecnologia con le staminali, Davies e colleghi hanno scoperto che due distinti tipi di astrociti possono essere “derivati” da cellule simili alle staminali chiamate precursori gliali ristretti. Un tipo di astrociti può facilitare  una consistente rigenerazione assonale (40% in 8 giorni) ed anche un evidente recupero funzionale quanto trapiantati in ratti con lesione spinale in fase acuta.

L’altro tipo di astrociti assomigliano molto agli astrociti presenti nel tessuto cicatriziale e perciò effettivi inibitori della crescita assonale e responsabili de dolore. Si hanno prove - su midollo spinale lesionato di ratto - che il trapianto del giusto tipo di astrociti migliora dai 6/8 errori nel percorso su scala a pioli (al 3° giorno) ad un massimo di 2 errori (praticamente normale) al 28° giorno dopo la lesione. I ratti non trattati non evidenziavano alcun miglioramento. Fino ad adesso 36 dei 36 ratti il cui midollo spinale è stato reciso ed a cui sono stati trapiantati il giusto tipo di astrociti hanno evidenziato un consistente livello di recupero con un processo ben funzionante. Il laboratorio di Davies è impegnato nello sviluppare la versione umana dei “buoni” astrociti (chiamati GDAs BMP) e le prime indicazioni sono molto promettenti.

I risultati degli effetti del decorin e dei trapianti di astrociti sono mostrati sui poster disposti nel laboratorio ma il lavoro è ancora in corso. Nel giorno trascorso presso il laboratorio, abbiamo osservato tramite il microscopio un grande passo in avanti nell’utilizzo del decorin che è in studio da due anni. Abbiamo così osservato i risultati subito dopo Davies stesso: è stata un’esperienza entusiasmante.

Piani attuali:

  1. continuare gli studi sulle lesioni croniche; 45 ratti stanno al momento raggiungendo lo stadio di “cronicità” adeguato per testare il decorin e le cellule GDAs.
  2. prove di sicurezza del decorin su cavie animali di grande taglia; al momento non vi sono tematiche di tossicità ad alcun dosaggio.
  3. pianificare di condurre test clinici sull’uomo in USA e tentare di fare lo stesso anche in altri paesi.

Colin ed io vogliamo estendere i nostri ringraziamenti a Davies, alla sua partner ed a tutto il team di ricerca per la splendida accoglienza. L’entusiasmo e l’eccitazione per i risultati realizzati nel loro laboratorio sono eccezionali. Davies crede che vi saranno terapie efficaci sia per le lesioni acute che croniche presto (auspicabilmente entro 5 anni se non prima).

Attualmente il laboratorio di Davies opera con un budget annuale di 500mila dollari. Così gli ho chiesto:”Cosa faresti se avessi il doppio della somma a disposizione?”. Ha risposto che potrebbe lavorare al doppio della velocità eccetto per alcuni esperimenti che richiedono comunque tempo. Già adesso il suo laboratorio sta viaggiando alla velocità della luce.

 

Susan & Colin Maus.

Rif.: U2FP

Trad.: dr. Annamaria Zechini

Fonte: http://tuttinpiedi.splinder.com/post/18162059/Sintesi+della+visita+presso+il

Messo a punto un nuovo metodo per classificare le staminali

 

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Roma, 24 ago. (Apcom) - Ricercatori americani di The Scripps Research Institute, La Jolla, CA, Usa hanno messo ha punto un nuovo metodo di classificazione delle cellule staminali, che in futuro potrà aiutare gli scienziati a distinguere tra di loro i tipi diversi di cellule progenitrici.

Attualmente l'eterogenea popolazione di cellule staminali viene identificata sotto un unico ombrello, quello delle loro caratteristiche principali, è cioè la loro capacità di rinnovarsi e differenziarsi in cellule specializzate che vanno a "colonizzare" differenti parti dell'organismo in tutte le età della vita. Malgrado siano stati usati vari metodi per isolarle, anche marcatori per renderle rilevabili, è ancora difficile poterle classificare. Su Nature di questa settimana Jeanne Loring e colleghi, descrivono la loro nuova tecnica, che si basa su un database di profili di trascrizione, che potrà servire a classificare una grande varietà di cellule staminali umane incluse quelle embrionali, neurali e le cellule staminali pluripotenti indotte (iPS cell, Induced Pluripotent Stem Cell) . La nuova tecnica, secondo i medici, si rivelerà preziosa per la medicina rigenerativa, in quanto strumento utile per la caratterizzazione e classificazione delle Cellule Staminali.

Fonte: http://www.tendenzeonline.info/apcom/view.php?s=20080824_000053.xml 

Staminali embrionali da materiale sintetico

 
 AU  OCEANIA - AUSTRALIA
 
Gli scienziati della Queensland University of Technology sono riusciti a trasformare materiale sintetico in staminali embrionali, un risultato che potrebbe contribuire a porre fine al dibattito etico e religioso su questo tipo di ricerca.
Il procedimento, con il quale vengono derivate cellule staminali embrionali da proteine di sintesi chimica, "puo' superare uno dei maggiori ostacoli per l'autorizzazione delle terapie a base di cellule staminali", spiega il professor David Leavesly.
"La coltura tradizionale di staminali embrionali umane richiede la presenza di prodotti derivati da siero animale o umano. Le autorita' sanitarie hanno sempre nutrito serie preoccupazioni per la possibile trasmissione di infezioni ai pazienti trattati con staminali coltivate in presenza di prodotti derivati da siero animale. Ma fino ad oggi non c'erano alternative pratiche".
La nuova tecnica consiste nel 'fondere' le proteine sintetiche attraverso la tecnologia dei polimeri, con cui molte piccole molecole, conosciute come monomeri, sono sintetizzate in catene cellulari.
"Questo offre un modo completamente nuovo di coltivare le cellule staminali ed implica che potremmo allevare piu' tipi di staminali, da quelle del sangue a quelle neuronali o embrionali. Tutto e' possibile", spiega David Haylock, ricercatore dell'Australian Stem Cell Centre.
"L'idea e' quella di produrre una coltura che ricalca quella che le cellule avrebbero in un tessuto vivente".
Leavesley spiega che le proteine sintetiche sono meno costose e piu' efficienti. "Ora possiamo controllare tutte le condizioni in cui sono allevate (le cellule) e con un minor numero di componenti. E' tutto meno costoso da produrre".
 

STAMINALI: CREATI MOTONEURONI DA CELLULE DI PAZIENTI DI SLA

 
(AGI) - Boston, 31 lug. - Per la prima volta al mondo un gruppo di ricercatori americani e' riuscito a riprogrammare le cellule della pelle di un paziente affetto da sclerosi laterale amiotrofica (SLA) in motoneuroni. Si tratta di un passo in avanti decisivo verso la comprensione di questa malattia degenerativa. Artefici della ricerca ricercatori della Harvard Stem Cell Insitute e del Center for Motor Neuron Biology and Disease della Columbia University di New York. Le ricerche, guidate da Kevin Eggan della Harvard Stem Cell Institue, sono state pubblicate dalla rivista Science. La sclerosi laterale amiotrofica, chiamata SLA, o anche morbo di Lou Gehrig, (dal nome del giocatore statunitense di baseball che fu la prima vittima accertata di questa patologia), e' una malattia degenerativa e progressiva del sistema nervoso che colpisce selettivamente le cellule responsabili del trasferimento dei segnali del cervello al midollo spinale e a tutti gli altri nervi del corpo. In particolare la funzione dei motoneuroni e' quella di trasferire i comandi ai muscoli. La perdita di queste cellule induce in una progressiva paralisi dei pazienti. Si tratta di una patologia rara che colpisce in media due persone ogni 100.000 ogni anno. Il processo di riprogrammazione cellulare potrebbe ora essere impiegato in futuro per avere cellule staminali su misura di pazienti malati. La tecnica utilizzata da Eggan non rappresenta alcun tipo di obiezione etica, dal momento che i ricercatori non hanno usato alcun embrione umano per arrivare a creare le cellule staminali da cui hanno, in seguito, ottenuto i motoneuroni. Il processo applicato e' stato infatti quello della riprogrammazione messo a punto meno di un anno fa da Shinya Yamanaka, dell'Universita' di Tokio e da James Thomson, dell'universita' del Wisconsin di Madison. In pratica i ricercatori, dopo aver prelevato alcune cellule della pelle di due persone malate di Sla, le hanno indotte a regredire fino a tornare allo stadio di cellule staminali; cellule cioe' del tutto indifferenziate che hanno la capacita' di trasformarsi in qualsiasi altro tessuto cellulare umano. Per riusciere a indurre nelle cellule questo processo di riprogrammazione i ricercatori americani hanno inserito all'interno del nucleo quattro geni specifici. Gli stessi che sono poi stati attivati per far ricrescere le cellule staminali e trasformarle in motoneuroni. 'La ricerca realizzata dagli scienziati americani - ha spiegato Giuseppe Novelli genetista e preside della Facolta' di Medicina di Tor Vergata - e' determinante per la comprensione di questa malattia della quale fino ad oggi non avevamo a disposizione nessun tipo di modello.
Ora con questa ricerca abbiamo delle cellule di pazienti malati da studiare in laboratorio'.
 
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